Convegno ONIF 2025: qualità e certificazione nell’informatica forense
Partecipare al 9° Seminario annuale di ONIF (Osservatorio Nazionale Informatica Forense), tenuto a Bari il 17 ottobre 2025, è sempre un momento di grande confronto.
Quest’anno, mentre molti colleghi illustravano le nuove frontiere dell’AI e dell’analisi di dispositivi complessi, ho presentato uno speech su un tema che ho a cuore anche in BIT4LAW, azienda di cui sono partner: si tratta di un pilastro che regge tutto il nostro lavoro, cioè la Qualità.
Il mio intervento si è intitolato “Qualità e Certificazione” e il messaggio che ho voluto lanciare è stato forte e chiaro: nell’informatica forense, la qualità non è un lusso né un “bollino” burocratico. È il fondamento stesso del valore probatorio delle evidenze digitali che portiamo in tribunale.
L’era dell’approssimazione è finita da un pezzo: perché serve uno standard
Nel nostro lavoro quotidiano in BIT4LAW, ci confrontiamo costantemente con la necessità di garantire l’affidabilità del dato.
Non possiamo permetterci che un’acquisizione forense venga contestata in dibattimento per un vizio di forma o, peggio, per una metodologia non validata.
Il “Far West” della digital forensics, dove ogni consulente tecnico operava con strumenti e procedure “fatte in casa”, è finito da tempo.
Oggi, di fronte a giudici e avvocati sempre più preparati sulla materia, l’unica risposta possibile è l’adesione a standard riconosciuti.
Il cuore del mio intervento: lo standard ISO/IEC 27037 e un laboratorio con procedure codificate
Nel mio speech a Bari, ho posto l’accento su uno standard in particolare, che per noi consulenti forensi è irrinunciabile: la ISO/IEC 27037.
Questo standard non è una semplice raccomandazione, ma una linea guida internazionale che definisce le metodologie corrette per:
- Identificazione delle evidenze digitali
- Raccolta dei dati
- Acquisizione forense (la cosiddetta “copia forense”)
- Conservazione e preservazione del reperto
Seguire questo standard significa garantire la catena di custodia del dato digitale. Significa poter dimostrare, in ogni momento, che il bit analizzato oggi è lo stesso bit che si trovava sul dispositivo al momento del sequestro, senza alcuna alterazione.
Dalla consulenza tecnica alla prova scientifica
Perché insisto tanto su questo punto? Perché un giudice non ci chiede un’opinione; ci chiede certezze scientifiche.
Una consulenza tecnica basata su procedure non certificate resta, in fondo, un’opinione qualificata. Una consulenza tecnica fondata su processi certificati secondo gli standard ISO, invece, si avvicina molto di più a una dimostrazione scientifica.
Come ho sottolineato durante il seminario ONIF, fornire servizi di digital forensics di qualità certificata è l’unica via per garantire la piena affidabilità della prova digitale in sede giudiziaria. È una tutela per il nostro cliente, per il magistrato e per l’intero sistema giudiziario.
In BIT4LAW, abbiamo fatto di questo principio la nostra filosofia operativa.
Non si tratta solo di usare i software migliori, ma di inserire quei software in un processo che sia validato, tracciabile e difendibile.
Lo strumento è un mezzo per arrivare al risultato, ma è fondamentale la preparazione delle persone, la costituzione di un team, una attenta pianificazione.
Il mio intervento all’ONIF è stato un appello ai colleghi: investiamo in qualità, certifichiamo i nostri laboratori e i nostri processi.
Solo così potremo affrontare “il futuro da scrivere” della nostra professione con la credibilità che l’informatica forense merita.